Ci vorrebbe Tremonti per liberarci dal 24 luglio permanente

Quando nel 2008 è esplosa la bolla immobiliare americana e l’occidente è precipitato nella grande recessione del 2009, tutti abbiamo detto che nulla sarebbe più stato come prima. L’Unione europea è notoriamente lenta di riflessi, ma dopo la crisi greca ci ha pensato la Germania a suonare l’allarme. I tedeschi per primi e poi tutti gli altri hanno capito che non si può reggere l’Unione monetaria senza politiche economiche e di bilancio condivise. Leggi Gioia intensa e sguaiata, un grigio ritorno al passato. Scene di ucronia per il dopo Cav. di Lanfranco Pace - Leggi Il sistema costituzionale prevede un capo di governo l’anno, questo è il problema di Giuliano Ferrara di Giorgio Tonini
6 AGO 20
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Quando nel 2008 è esplosa la bolla immobiliare americana e l’occidente è precipitato nella grande recessione del 2009, tutti abbiamo detto che nulla sarebbe più stato come prima. L’Unione europea è notoriamente lenta di riflessi, ma dopo la crisi greca ci ha pensato la Germania a suonare l’allarme. I tedeschi per primi e poi tutti gli altri hanno capito che non si può reggere l’Unione monetaria senza politiche economiche e di bilancio condivise. Nel giro di pochi mesi questa consapevolezza ha prodotto una riforma della governance economica europea che non è esagerato definire storica.

Una riforma che, in prospettiva, imporrà la riapertura della discussione sull’elezione popolare di qualcosa che assomigli a un presidente degli Stati Uniti d’Europa. Ma che, nell’immediato, sta già determinando uno spostamento di sovranità dai governi statali all’Europa intergovernativa. La quale sta già chiedendo, ad esempio all’Italia, un piano dettagliato di riforme economiche per la produttività e la competitività e misure di bilancio che consentano il dimezzamento dello stock di debito pubblico entro tempi certi e sulla base di definiti obiettivi annuali. Porre all’Italia vincoli stringenti come questi, equivale a porle il vincolo di dotarsi di un nuovo sistema politico, capace di abbinare la competizione bipolare per il governo con la convergenza non occasionale attorno alle grandi riforme di interesse nazionale. La nascita del Pd e poi del Pdl aveva fatto sperare che questo potesse accadere nell’interesse di entrambi i partiti.

Nel recente dibattito sulla fiducia, Berlusconi ha ricordato il suo precedente discorso alla Camera, quello col quale si aprì la legislatura, in dialogo con Veltroni. Ma quell’occasione è andata perduta. Noi diciamo per responsabilità del populismo del Cavaliere, “unfit” al governo, figurarsi al dialogo con l’opposizione. Lui dice per colpa della nostra subalternità a Di Pietro e alle procure che lo perseguitano. Resta il fatto che oggi il bipolarismo italiano non divide il campo tra destra liberale e sinistra riformista, ma tra populismo berlusconiano e populismo antiberlusconiano. E Berlusconi è nei fatti il principale ostacolo all’evoluzione fisiologica del bipolarismo italiano.

Concludendo, vedo davanti a noi tre scenari possibili: quello più costoso per il paese, ma ancora oggi il più probabile, è lo scenario 24 luglio, il prolungamento indefinito dell’attuale situazione, con un governo politico in crisi, ridotto all’impotenza e uno strano governo tecnico di fatto che con Tremonti prende decisioni sotto dettatura europea o meglio tedesca. Quello migliore sarebbe un governo Tremonti politico, sostenuto dalla stessa maggioranza che ha vinto le elezioni, ma capace di creare un clima nuovo nel paese e di avviare la stagione del bipolarismo post-berlusconiano. Il terzo scenario possibile è il governo di transizione: non un ribaltone, che ridurrebbe Fini a cavallo di Troia della sinistra, ma un governo tecnico per composizione e sostenuto da un’ampia base parlamentare. Il Pd osteggerà duramente il primo e ha dichiarato la sua disponibilità al terzo. Il secondo dipende per intero dalla maggioranza. Ma per il 25 luglio serve un ordine del giorno Grandi. E ancora non si vede chi sia disposto a presentarlo.
di Giorgio Tonini